Animalisti battono cuochi: mai più aragoste vive
19 giugno 2006Aragoste, astici e granchi vivi spariscono dai banconi della catena di supermercati alimentari biologici più grande degli Stati Uniti. Con una decisione che ha subito fatto applaudire le associazioni animaliste, la Whole Foods Market mette al bando i crostacei vivi da tutti i suoi 180 negozi sparsi in tutto il paese, in Canada e Gran Bretagna. Si potranno comprare solo congelati: qualità e sicurezza saranno le stesse, assicura la compagnia, ma gli animali non soffriranno inutilmente e non verranno sottoposti a trattamenti crudeli.
Gourmet e palati fini dovranno farsene una ragione: a rischio di perdere una fetta di business rilevante, il gigante dell’alimentazione organica, che lo scorso anno ha fatto registrare vendite per 4,7 miliardi di dollari, ha preso una posizione netta, per salvaguardare la sua mission: “whole foods, whole people, whole planet”, cibiintegrali, persone integrali, pianeta integrale.
Il cambio di rotta arriva dopo un lungo esame di coscienza e uno studio commissionato lo scorso novembre e durato sette mesi, in cui una task force di esperti ha seguito tappa per tappa l’intero percorso del crostaceo dal mare fino al bancone del supermercato, per valutare se venivano commesse crudeltà e se le condizioni potevano essere migliorate: al vaglio degli esperti sono passate le trappole usate per catturare gli animali, il trasporto dall’ambiente marino alle vasche di conservazione, perfino i suggerimenti proposti per la cottura della prelibatezza, che nella maggioranza dei casi finisce in una pentola di acqua bollente. Ma quando le conclusioni sono arrivate, il 15 giugno, la direzione della Whole Foods non è rimasta contenta di quello che ha letto.
“E’ troppo difficile mantenere condizioni soddisfacenti per assicurare il benessere e la salute delle aragoste fuori dal loro ambiente per così lungo tempo”, si è arresa Margaret Wittenberg, vice presidente che si occupa degli standard qualità per la compagnia. Qualità della vita e trattamenti umani devono essere prioritari. “Per noi sono altrettanto importanti delle aspettative su qualità e sapore”, ha aggiunto John Mackey, co-fondatore e amministratore delegato della Whole Foods Market. Da qui la decisione di rinunciare ad offrire la specialità gastronomica viva, concentrandosi esclusivamente su prodotti congelati, di origine certificata.
I supermercati della catena avevano già allestito per i crostacei vasche “condominiali”, per permettere agli animali, che amano la solitudine, di isolarsi in singoli “miniappartamenti”. Non solo: le vasche erano state allontanate dalle mani dei clienti indiscreti che non la smettevano di picchiettare sul vetro, comportamento considerato umiliante. Ma la sospensione della vendita dei crostacei vivi è una vera vittoria per le associazioni in difesa dei diritti degli animali, anche se il dibattito è tutt’altro che fermo.
Solo due anni fa uno studio di due importanti università americane (California e Oklahoma) e un ateneo canadese (Prince Edwards Island) sosteneva che le aragoste hanno un sistema nervoso talmente semplice da non poter percepire il dolore come gli altri animali o l’uomo. E i biologi confermano che possono tranquillamente staccarsi una chela rimasta incastrata fra due scogli e continuare la propria marcia come se niente fosse.
Il ragionamento non convince però gli animalisti, che pochi mesi fa hanno incassato un altro successo a Chicago, quando il consiglio comunale ha deciso di vietare la produzione ed il consumo in negozi e ristoranti della città, pena multe salatissime, di un’altra specialità “insanguinata”, il foie gras. “Trattare cani e gatti in modo crudele è un reato”, spiega l’associazione People for the Ethical Treatment for Animals. Perché non dovrebbe essere lo stesso per le aragoste?
[da Repubblica del 19 giugno 2006 – Alessia Manfredi]